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Per
Arche e Mecche
dieci serigrafie
di Pino Valenti
Pino
Valenti è nato a Melilli (SR) il 9 aprile del 1930. Partì giovanissimo,
come tanti, per frequentare la facoltà di architettura dell’Università
di Roma. Maturato artisticamente nel clima culturale del dopoguerra
romano, nel ’60 vinse il concorso quale scenografo presso la RAI-TV, cui
ha dedicato gran parte della sua attività artistica. Era l’epoca dei
grandi sceneggiati televisivi. l’aggiornamento dell’Enciclopedia dello
spettacolo lo trova infatti citato per le scenografie di «Resurrezione»
(L. Tolstoj). Seguiranno, per ricordarne alcune: «Sherlok Holmes», «Nero
Wolf», «La fine di un regno», «Luisa Sanfelice», «Sacco e Vanzetti»,
«Melissa», «Madame Curie» ecc. Ha inoltre creato le scenografe de «I
Demoni» (Dostoevskij); «Un mese in campagna» (Turgenev); «Il re» (G.
Prosperi); «Inquisizione» (D. Fabbri); «La lunga permanenza interrotta»,
«Ritratto di madonna» (T. Williams); «Erano tutti miei figli» (A.
Miller); «Amleto», «Tito Andronico», «Re Lear», «Romeo e Giulietta»,
«Giulio Cesare e Cleopatra», «Troilo e Cressida» (Shakespeare); «Il
ventaglio», «Il burbero benefico» (C. Goldoni); «La maschera e il
volto» (L, Chiarelli); «L’armadietto cinese» (Di Benedetti) ecc., per
circa duecentosettanta produzioni. Ha insegnato scenografia televisiva
presso l’accademia di Belle Arti di Napoli. Ha pubblicato: «Sicilia,
arsa terra mia», «Noi nati :comodi», «Mamma terra», «La muraglia di
ilici», – premio letterario CAR. di Firenze
«Ora dispari
nona», – premio Massimo Gorkij; Targa d’oro Mergellina; premio
Ferdinando Russo; premio dell’ente provinciale per il turismo di Napoli;
premio della Regione Campania; «La stalla» (commedia teatrale) – Opera
finalista al premio Pirandello del 1976.
Ha tenuto mostre personali a Napoli, Roma e Londra. Nel 1970 è stato
chiamato a dirigere la sezione scenografia e costumi del Centro di
Produzione RAI-TV di Napoli. Oggi con l’incarico di programmista-regista
presso la 3 rete RAI di Palermo, recupera nella sua terra uno spazio
esistenziale; uno spazio composto da antiche memorie che l’autore rivive
e sviluppa attraverso una poetica ampia e varia. È, quella di Valenti,
una memoria densa di rievocazioni del vissuto immaginario. Le immagini si
susseguono come in un flasch-back di fotogrammi.
Non
trascura, per questo, il reale, che semmai è visto in trasfigurazione
simbolica. Rimane pur sempre, pero, il cielo, elemento onnipresente, la
terra, i mondi, insomma in un ordine metafisico quasi platonico, che
diventa artistica filosofia del teatro della vita, o meglio, del vissuto.
È per questo che «Le mute presenze» di oggetti, di cose, di simboli non
sono altro che trasfigurazioni della memoria in un mondo che « si
disincanta in una scena; per poi rifarne un’altra, fittizio e
immaginario, senza traccia, va vissuto in un momento solo». |