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Il
destino vuole che di Donatella Moncada, della sua formazione e posizione, mi
sia capitato – e mi capita – in frequenti occasioni di dover discorrere,
e non vorrei ripetermi; per questo mi limito, qui, a riportare un brano
critico di Garibaldo Marussi che mi sembra quanto mai illuminante. «Per
Donatella Moncada, la verità non e l’attualità (cioè quella intesa come
totale alienazione dell’uomo, schiacciato non solo dall’inesorabile
progresso tecnologico, ma dalla topografia dell’esistenza di tipo nuovo):
e, anzi, un’ambizione tesa di superarla nell’assoluto. Da questa
ambizione e dall’emergenza icastica e scrupolosamente volumetrica della
figura umana fondata sul ritmo naturalmente armonioso, orchestrato,
musicalmente architettato, sorge nella pittrice l’intuizione dello spazio
illimite, come analisi condotta fuori dai confini dell’esperienza
scientifica, come indagine di relazioni tra l’immagine organica e la sua
dislocazione scenica, da cui scaturiscono momenti di autentico lirismo,
sottili stupori metafisici ed il timbro stesso di quella problematica del
reale che costituisce, nel corpo dell’odierna temperie artistica italiana,
la situa ione ben netta, e in un certo senso anticonformista della Moncada.
Ciò avveniva in un ieri ormai remoto, quando la pittrice elaborava le
immagini nell’area di ricerca dell’astrazione geometrica e dello
spazialismo, e avviene oggi, che sullo schermo del quadro ella proietta la
perentoria e incalzante presenza della forma umana. Non per nulla la
pittrice si e impegnata addirittura in cicli di opere (il ciclo “figura e
spazio” è quello testè intrapreso) per un costante approfondimento delle
proprie razionali convinzioni, per una tenace presa di possesso e una più
decisa, proiezione spaziale del protagonista umano».
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