Salvo
Di Matteo


Gruppo Editoriale D'Agostino

Descrizione
della Sicilia
e storia Siciliane
a cura dl Salvo Di Matteo


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Introduzione

Indice

Salvo Di Matteo

 

Introduzione

Quando Francesco Maria Emanuele e Gaetani marchese di Villabianca compilava la Breve notizia della isola e regno di Sicilia, che costituisce la prima parte di questo volume, da noi trascritta dal ms. conservato nella Biblioteca Comunale di Palermo, ai segni Qq.E.98, n. 3, già da un quarantennio era venuto alle stampe il Lexicon siculum di Vito Amico (Palermo, 1757) e ormai ai sedimenti degli inizi del secolo apparteneva La Sicilia in prospettiva (Palermo, 1709) del P. Massa: opere che - se è lecito estensivamente utilizzare quanto l'abate Ferrara scriveva sull'una - indicavano «dettagliatamente tutti i luoghi e racchiude(vano) con saggia disposizione quanto in Sicilia è degno di vedersi e di sapersi, quanto di più importante havvi nella nostra storia antica e nello stato presente» Il Dizionario geografico del Regno di Sicilia di Francesco Sacco (Palermo, 1799-1800) doveva ancora venire, o vedeva la luce negli anni stessi in cui il fecondo marchese vergava la sua fatica; sì che questa, già al tempo della sua redazione, si presentava insospettatamente superata in quello stesso che ne costituiva l'esito più convincente: l'aggiornamento di una realtà in vario modo evolutasi.
A dir il vero, l'originario progetto - del quale, come spesso gli capitava, non avvertiva gli intrinseci limiti - conclamato dallo scrittore era quello d'apprestare un prontuario della storia di Sicilia e una sommaria descrizione d'essa, a beneficio di coloro che avessero voluto appagare una lodevole curiosità: impresa che, riconosceva però onestamente, non gli era costata al postutto gran fatica, se già in altri "parti letterarj" aveva trattato di tanta materia: e il pensiero, naturalmente, ricorre alla sua Sicilia nobile (Palermo, 1754-59), opera eruditissima in cui non mancò di tracciare la storia e insieme la descrizione della Sicilia e delle sue città e terre; a questa fonte l'Amico proclamò d'aver proficuamente fatto ricorso per «ciò che ai limiti del (suo) Dizionario era di raccoglier convenevole»; quanto al Villabianca, non ignorava a sua volta le fatiche del cassinese.
E, intanto, del Lexicon mutuò il sistema del raggruppamento delle città della Sicilia nei tre valli (circoscrizioni amministrativo-geografiche che anticiparono in certo senso le odierne province) in cui era ai suoi tempi divisa: veramente, l'aveva instaurato proprio lui quel sistema di riparto per valli, trattando nel primo tomo della Sicilia nobile delle città demaniali, sebbene poi, venendo a parlare delle terre baronali, l'avesse tralasciato; come pure un ordine strettamente alfabetico seguì quando, poco dopo il 1770, tornò ad occuparsi delle città demaniali della Sicilia.
Ora, noi non seguiremo - se non per qualche informazione di dettaglio - il Villabianca nella breve descrizione iniziale che fa della Sicilia: tutte notizie le sue, come si è detto, che l'Autore sostanzialmente ci aveva già date. Dove l'opuscolo acquista invece una peculiare valenza è nella elencale descrizione delle città e terre dell'isola: è proprio in questa parte che, trascendendo la nuda frigidità nomenclatoria, esso costituisce un prezioso aggiornamento del Dizionario dell'Amico, almeno nei limiti delle essenziali informazioni sulle traslazioni di dominio e sulla realtà demografica frattanto maturate. A un quarantennio di distanza, Villabianca può infatti ragguagliarci sui nuovi titoli di possesso, per le terre baronali, e d'ogni città riferisce il dato di popolazione rilevato alla numerazione del 1798. Magro conforto, invero, che la pubblicazione del Dizionario geografico dell'abate Sacco e, mezzo secolo più tardi, l'edizione italiana dell'opera dell'Amico con gli aggiornamenti di Gioacchino Di Marzo (Palermo, 1855-56) doveva deludere: ma, al tempo della sua fatica, l'Autore ignorava che altri, con ben più robusto giudizio, stava per dare alla Sicilia uno strumento che si proponeva come un nuovo contributo manualistico di storiografia e corografia patria.
Così, al di là del merito storiografico dell'Autore o della pratica utilità che può ricavarsene, resta solo da cogliere da questo opuscolo, ancora una volta, la lezione d'una esemplare professione di servizio; e tuttavia lo scritto conserva ancora un suo pregio per quanti gli chiedano un rapido consulto anagrafico su città, paesi, casali dell'isola.
Di ben diverso tenore - seppur sempre nel segno d'una ricerca meticolosa nei meandri della storia patria - è l'altro opuscolo, Miscellanee erudite ovvero Stuore letterarie tessute di varia erudizione sacra e profana spettante la gran parte alla città di Palermo e al regno di Sicilia, trascritto in questo volume dal ms. conservato ai segni Qq.E.90, n. 3 della Comunale di Palermo: sono minute curiosità d'ampio raggio tematico, contenute talora nei limiti d'una essenziale informazione, sviluppate altre volte nel contesto di più pagine, spesso nutrite d'una estesa bibliografia, non infrequentemente colme d'intrinseco interesse o dense d'accattivante vivacità descrittiva.
Che intese fare Villabianca raccogliendo e ammannendoci (per usare un termine a lui caro) questa autentica messe di notizie, se non corrispondere al suo gusto di indagatore e raccoglitore infaticabile di ragguagli storici e alla sua didascalica ansia di ammaestramento dei lettori? Nulla che appartenesse alla memoria - e non solo, più limitativamente, ai monumenti - del passato andava tralasciato, tutto doveva essere raccolto e fissato nella carta perché formasse oggetto di tradizione e di consegna alla curiosità e allo studio altrui. Ma è, in fondo, in questo coacervo di notizie messe insieme senza nesso tematico, in questo zibaldone di curiosità dotte, raccolte nelle fonti più disparate o perlustrando nei recessi della memoria, il Villabianca dei Diari che affiora; e, del resto, non sono altro la sua indagine e la sua narrazione che la ricerca stessa di fatti e di circostanze e il resoconto proprio del cronista, con l'ovvia distinzione solo quanto al tempo degli eventi: il che, poi, nemmeno sempre è vero, se di frequente in questo opuscolo l'Autore riferisce di vicende e costumanze dei tempi suoi.
E tanto dové godere il marchese del suo sottile divertimento letterario, tanto dové piacergli quella spassosa divagazione negli artifici delle curiosità dotte, nel colorito caleidoscopio delle minuterie storico-letterarie, che ad esse tornò con più ampio disegno nei tre tomi della Storia ricercata di Sicilia (o piuttosto, diremmo oggi, "Ricerche" o "Miscellanee" di storia siciliana), che, a dispetto della consistente corposità, raccolse pure nella serie dei suoi Opuscoli palermitani: s'avvalse per tanta mole di notizie d'un ms. affidatogli dal canonico Alessi, e nell'opera ricomprese gli articoli che formano oggetto del presente opuscolo.
Il quale è, come dicevamo più sopra, una mistura d'erudite curiosità di storia e letteratura rivangate negli anfratti del passato, uno spicilegio di note d'usanze e di costumi del suo tempo. Non si commetta l'errore di sottovalutarne la portata, però: perché proprio da questi aneddotici mélanges, sempre istruttivi, insoliti, informatissimi, è dato di cogliere notizie ignorate, di aspirare cognizioni perdute. Sapevate, ad esempio, che gli almanacchi di capodanno recanti l'elenco dei dignitari di corte e delle autorità dello Stato s'usava chiamarli Cracas, dal nome di quegli che ne introdusse l'uso? e sapevate che la costumanza delle nostre donne di vestire a nero è stata mutuata dalle signore catalane venute in Sicilia all'indomani del Vespro? o, ancora, che un tal Sebastiano Nicolosi della terra di Bisacquino inventò il sistema, nel 1693, poi utilizzato da Giacomo Amato, di restaurare gli edifici tenendoli sollevati su telai di grosse travi, sistema che venne praticato nientemeno che nel restauro dello Steri e d'altre insigni fabbriche? sapevate, infine, che un barone Opezzinga di Palazzo Adriano ebbe nel 1595 per la durata di venti anni la privativa della produzione della carta per scrivere? E si potrebbe qui continuare per tutte le 55 note di questo opuscolo; ma a noi quello che interessa, in fondo, con sì breve esemplificazione è di richiamare l'interesse del lettore intorno al valore storiografico e al prezioso sapore di questo antico scritto.
Non possiamo, tuttavia, passare sotto silenzio la memoria più significativa, quella contenuta al num. XXXVI della raccolta, che sostanzialmente costituisce - a parte una sommaria informazione dello Scasso in Burigny - la sola fonte storica che si abbia intorno alla setta segreta dei Beati Paoli: Villabianca parla infatti da attendibile testimone, visitò l'ingrottato nel quale i congiurati usavano adunarsi, conobbe in gioventù il vetturino Vito Vituzzu, ch'egli dice "l'ultimo facinoroso della Compagnia de' Beati Paoli", scampato alla forca e ridottosi, ora che della setta s'era persa "persino la semenza", come scriveva, a fare il sorcio di chiesa, ovverossia il sacrestano a San Matteo al Cassaro; e sempre da lui - non dagli atti della Compagnia dei Bianchi, pubblicati nel 1917 dal Cutrera nei "Documenti per servire alla storia di Sicilia", né tanto meno dai contemporanei Mariano Scasso e G.E. Di Blasi o da alcuno dei diaristi - siamo informati dell'appartenenza alla setta di Giuseppe Amatore e Girolamo Ammirata, giustiziati per vari delitti (3) e divenuti fantasiosi eroi del famoso romanzo del Natoli.
Per altro, anche al di fuori dell'utile storiografico che se ne ricava, l'operetta del Villabianca costituisce l'occasione di una colta e avvincente lettura.
Salvo Di Matteo

 

Indice


Introduzione

Breve notizia della isola e Regno di Sicilia

Prefazione

Breve notizia della Sicilia

[Città e terre di Sicilia]

Val di Mazara

Valdemone

Val di Noto

Isole aggiacenti

Miscellanee erudite. Stuore letterarie tessute di varia erudizione sacra e profana spettante la gran parte alla città di Palermo e al Regno di Sicilia.

Stampa; Arca di Noè; Cera imbiancata; Spada che dee deporsi all’entrare nel monastero di S. Martino; Adoràmo umiliati etc.; Le opere dette volgarmente del grano; Candelieri d’argento de’ sacri altari; Titolo di cristianissimo pe’ i re di Sicilia; Cane medaglia di Palermo; Tagli nasi e taglia orecchie; Pel saluto che suole darsi a chi starnuta o isbadiglia; Gazzetta e tarioli; Randiglie e guliglie alla spagnuola; Barba lunga; Scrivere in cifra; Cimieri nell’armi; Sigilli; Fiere; Rader la barba; Timpani di guerra; Zoccoli di donne e patiti; Perucche; Mangiare; Romanzi; Vestire degli antichi siciliani; Beati Paoli che successero agli antichi Vendicosi; Corte bandita; Cantati monaci; Costume di cavalcare; Poeti orbi; Passeggiata in chiesa; Fiori d’argento alla naturale; Diaconi salvaggi; Giuramento; Carta da scrivere fatta in Sicilia; Somiglianze di persone ciò che produce; Fabbriche tenute in aria; Maschere; Tabacco; Lusso; Mostro e Gran Diavolo di Palermo; Suoni e loro motti con canti; Manto nero di donne; Strene de’ fanciulli che prendon da’ morti; Voce Pasquino e Marforio; Dell’uso si mangiare fave nel giorno de’ Morti; Carnovale o sian feste baccanali; Festa di S. Martino; Della maschera; Del bastone di comando; Zingari; Per bestiame; Calata di Baida; SS. Cosimo e Damiano; Cracas.