Questo libro contiene alcune storie
dellantica Palermo (e poche, più estesamente, dargomento siciliano) attinenti
a vicende che si collocano in un arco temporale assai vasto e comunque di remota anagrafe,
spigolate in antiche cronache manoscritte, in lontane fonti diaristiche, in opere
letterarie di varia erudizione nobilitate dalla polvere degli archivi e delle biblioteche:
e meditate e scritte, queste storie - sia consentito il dirlo - , con ragionevole
disincanto e un po con complice e appassionata persuasione.
Non sono la Storia, ma appartengono ugualmente alla Storia: episodi e personaggi, fatti e
credenze, avvenimenti e tradizioni, rigorosamente veri, che tutti assieme si trovano a
fermentare nellimmenso calderone del nostro passato. Certo, nulla più che vicende
minime, talora divertenti, a confronto della solenne - e troppo spesso tragica, da noi -
morfologia dei grandi eventi; ma, piaccia o non piaccia, sono anchesse nella nostra
eredità, nel patrimonio di un retaggio storico che le comprende, come un mosaico si
compone di ogni più minuta tessera.
Alcune di queste storie sono state pubblicate già nel «Giornale di Sicilia» o in
qualche rivista, altre sono del tutto inedite. Mi è parso, rivedendole e riordinandole, e
in parte integrandole, che non meritassero di avere vissuto leffimero spazio di
durata di un giornale o, peggio, di sottostare allingiuria di una semplice ipotesi
di vita. Non ammonì Virgilio: «Forsan et haec olim meminisse iuvabit» (Eneide, I, 203)?
Gioverà ricordare, forse, anche queste cose: e il precetto, come si vede, mi ha convinto.
Infine un pensiero a Mariangela e con lei a Paolo, ad Alessandro: appartengono a un tenera
storia personale; debbo molto al loro amore, alle loro rinunzie. |