Salvo
Di Matteo


Gruppo Editoriale D'Agostino

Ponti sui fiumi
della Sicilia

a cura dl Salvo Di Matteo


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Introduzione

Indice

Salvo Di Matteo

 

Introduzione

Crediamo che, a prima vista, il lettore cui capiti sotto gli occhi questa pubblicazione rimanga sorpreso della singolarità dell’argomento che ne forma oggetto. Una trattazione dei ponti che attraversano, o attraversavano, i fiumi della Sicilia costituisce certo materia di inusitato studio, che, prima del Villabianca, aveva trovato occasionale riscontro soprattutto nelle opere del Fazello e del Massa e nel Dizionario di Vito Amico. Il dotto marchese, così sensibile e ornato di culturali propensioni nei confronti di tutto ciò che valesse a illustrare le memorie patrie, pur consapevole della malagevolezza del tema e dell’avarizia delle fonti, scontrandosi con la realtà di informazioni "assai scarse per l’impossibilità che ne pativa di raccoglierle" e, come scriveva nella prefazione all’opera, "per quanto fin’ora me ne sij io faticato nel ravangare libri e commentarij storici... che molto avari alle mie mani sono arrivati su tale articolo", dette corso all’impresa che si era riproposta, ma scusandosi se le parole non "son state larghe e ben dottrinate le notificazioni".
Le preoccupazioni dell’Autore trovano riscontro nei risultati dell’opera, la quale in effetti non offerse che rare occasioni di appagante trattazione, affrancata dai limiti di una essenziale informazione. Eppure, proprio per questo comprendiamo il travaglio di un approccio che fu certamente arduo, di una ricerca snervante ed astrusa, di un approfondimento estenuato e talora mal compensato.
Francesco Maria Emanuele e Gaetani, marchese di Villabianca, era, all’epoca in cui andava stendendo il suo trattato sui ponti della Sicilia, ormai settantaduenne: per la verità, non sappiamo se la compilazione sia il frutto di un momento redazionale continuo; una datazione si ricava dal frontespizio (1791) e altra dal testo, laddove, trattando del ponte di Pettineo, l’Autore nota che "nel 1792 dal Governo vi si sta dando prontamente l’opera di ripararlo".
Il manoscritto, contenuto nel volume XXI degli Opuscoli palermitani, conservato nella Biblioteca Comunale di Palermo, alla quale il Villabianca legò l’intero corpo dei suoi inediti, si compone di 167 fogli di testo, con numerazione progressiva, oltre gli indici; è il secondo di una ideale trilogia che si apre col trattato sulle torri litoranee di guardia e si conclude con quello sulle tonnare di Sicilia. In esso sono raccolte tutte le notizie che al Villabianca fu dato di acquisire, comprendendo i ponti (oltre un centinaio) per ordine alfabetico secondo la ripartizione dell’isola nelle tre Valli di Mazara, Dèmone e di Noto; di ciascuno di essi sono fornite le indicazioni topografiche e le essenziali caratteristiche strutturali e in vari casi, per le opere di maggior rilevanza, sono dati più ampi ragguagli sull’epoca della loro costruzione e sulle vicende storiche seguitene. Naturalmente, il discorso si estende ad alcune notizie sui fiumi attraversati, con puntuali riferimenti geografici, frutto tuttavia per lo più di ampio ricorso alla Sicilia in prospettiva del Massa.
Tenuto conto dell’impervietà e dell’angustia della materia e dei limiti intrinseci alle fonti d’informazione, non è un contributo da sottovalutare; le stesse carenze di sistematicità e le lacunosità e frammentarietà rilevabili nella trattazione vanno giustificate in un’ottica che non perda di vista gli obiettivi perseguiti dall’Autore, il quale, consapevole della impossibilità di un impianto rigorosamente metodologico, confessa di professare meri fini espositivi, "con tutte quelle erudizioni storiche che convengono" e che pur fossero possibili.
Opera topografica, quindi, alla quale non va chiesto più di quello che essa poteva essere: una raccolta di notizie, reperite con l’infaticabilità di uno spirito acceso dal travaglio della ricerca e soprattutto animato da una passione feconda per tutto ciò che valesse a testimoniare lo stato presente della Sicilia. Ma la breve prefazione dà pure la misura velata di una amarezza latente, il segno di un disappunto civile per quella che era la condizione dei tempi, in cui la politica stradale e quella dei ponti, che ne era parte, non avevano ancora quella considerazione che si rendeva necessaria per la salvaguardia delle vite umane e lo sviluppo dei commerci: poiché, osservava il Villabianca, le somme destinate a tal fine, piuttosto che a consentire nuove costruzioni, erano sufficienti appena a un’opera di schietta conservazione, quand’anche perseguita, "giacché buona parte delle fabbriche di essi ponti in generale solere andare in rovina ogni anno trascinate dalli torrenti... per causa delle debolezze delle basi e fondamenta degli archi che stan sopra terra".
Ora, proprio un quindicennio avanti che il Villabianca scrivesse il suo Opuscolo sui ponti di Sicilia, un economista ch’era anche funzionario governativo, Vincenzo Emanuele Sergio, aveva sollecitato una politica di sviluppo delle infrastrutture viarie. Scriveva: "Le pubbliche strade del Regno ed i ponti, che sono parte di esse, facilitano la corrispondenza reciproca di tutte le Università del Regno, ed i trasporti delle derrate e delle manifatture, e rendono insieme gran servigio a’ viaggiatori, alle vetture, alle poste, agli eserciti, ai piccoli corpi di truppa. Le quali cose tutte contribuiscono alla speditezza e all’ingrandimento dell’interno ed esterno commercio, ed alla potenza e relativa ed assoluta della nazione"; ed aggiungeva: "Siccome poi i ponti saranno una parte delle nostre strade maestre, così non si temeranno più le perdite, che fa oggi lo Stato di tanti meschini, che nel verno naufragano ne’ nostri fiumi e nelle nostre lagune per mancanza de’ ponti. Perdite che sono state ordinariamente per noi maggiori che non nel mare".
Erano, in fondo, le medesime cose che saranno dette più tardi dal nostro marchese, il quale però, da quell’uomo d’ordine che era, anche se lamentava la scarsezza della spesa per i ponti, riferiva poi a un poco compromettente passato guasti che erano pure dei suoi tempi. I quali non erano ancora maturi per una politica di provvidi interventi; anzi, se le difficoltà dell’attraversamento dei fiumi costituivano grave intralcio per le comunicazioni e per la circolazione delle derrate, se il guado di essi in mancanza di ponti o per la rovina degli stessi costituiva grave occasione di calamità e "i naufragij de’ viatori eran frequenti", tutto ciò che si seppe inventare fu una serie di memorie letterarie per portare soccorso ai "sommersi".
Il problema era antico di secoli. Ripetutamente, dopo il 1509, nelle sedute del Parlamento di Sicilia si era levata la richiesta di destinare una pur modesta quota dei donativi regi alla ristrutturazione dei ponti in rovina e alla costruzione di nuovi manufatti; ma, sebbene talora la concessione sovrana fosse stata accordata, il governo si mostrò poi insensibile e neghittoso di fronte alle esigenze manifestate.
Fu solo nel Parlamento generale dell’8 marzo 1555, celebrato durante il viceregnato del de Vega, che fu istituito un donativo di 48 mila fiorini, "da pagarsi per tutto il Regno". Tale donativo venne poi confermato da tutti i successivi Parlamenti; dal 1624 venne indotto a 24 mila fiorini, ma se ne impose la corresponsione in tre tande annuali. Poté in tal modo darsi corso alle necessarie opere, finchè il Parlamento del 1778 fissò un più ampio programma di costruzioni stradali ed accordò i fondi occorrenti.
Qualcosa si realizzò; ma dovette trascorrere molto tempo prima che la deliberazione parlamentare avesse piena esecuzione, tant’è che solo nel 1808 venne costituita una Giunta incaricata di elaborare un corpo di istruzioni per l’impiego della spesa stabilita un trentennio prima e solo dopo il 1824 le opere ebbero il necessario impulso: in questo contesto furono riattati alcuni ponti, altri ne vennero costruiti ex novo, di altri ancora fu progettata la costruzione.
Ma tutto ciò appartiene a una storia che non è quella scritta dal marchese di Villabianca, il quale dieci anni dopo avere affidato alla posterità il suo laborioso "Opuscolo pontifero", com’egli lo denominava, aveva lasciato questa terra, affidando le proprie spoglie mortali al sepolcro ch’egli stesso s’era destinato.
Salvo Di Matteo

 

 

Indice


Introduzione, di Salvo Di Matteo

Ponti della Sicilia

Prefazione

Ponti del Val di Mazara

Ponti del Val Demone

Ponti del Val di Noto

Lista di tutti i ponti di fiumi della Sicilia

Indice de’ fiumi che sotto gli archi de’ ponti portano lor acque