Da tempo i principali organismi
bancari siciliani, integrando le attività editoriali carenti - salvo rare eccezioni -
nella nostra regione, hanno dato luogo, direttamente o attraverso Fondazioni culturali o
comunque col proprio patrocinio, alla pubblicazione di pregevoli opere di interesse
storico o artistico. Non parliamo, naturalmente, della nostra modesta fatica; ma anche di
questa, quali ne siano i limiti e il valore, va dato riconoscimento allIstituto che
la ha promossa.
La Storia dei Monti di Pietà della Sicilia è il risultato di un impegno di
ricerca, condotta direttamente sulle fonti archivistiche, durata alcuni anni. Ci siamo
avvalsi di una produzione documentaria notevole, ma spesso lacunosa; ché forse, nella
maggior parte dei casi, è più il materiale andato disperso che quello oggi disponibile
per lindagine storiografica. Basti osservare che di molti stabilimenti, scomparsa
ogni altra traccia della loro esistenza e della loro attività, non sopravvivono che
labili e non sempre attendibili memorie in rare citazioni di autori sincroni o di
successivi storiografi.
Il che si giustifica anche tenuto conto dei modestissimi livelli operativi e funzionali
della maggior parte dei Monti siciliani, espressione in molti casi di un limitato peculio
amministrato per semplici scopi di beneficienza e di culto. Appunto per questo, la
plurisecolare esperienza del Monte di Pietà di Palermo si presenta - e non solo per le
dimensioni finanziarie dellIstituto, ma, più che altro, per lestensione dei
suoi interessi e lampiezza delle sue attività - come uno splendido fenomeno,
pressoché isolato nella storia della Sicilia.
Comunque, tutti gli stabilimenti sorti nellisola - i maggiori e i moltissimi minori,
quelli che avevano struttura bancaria e quelli che non lebbero mai, quelli che
avevano una propria sede, organi e mezzi e quelli che trascinarono fra molteplici
difficoltà una propria occasionale e asfittica esistenza - appartengono alla storia
dellistituto e, ciascuno per la propria parte, contribuirono a fare del fenomeno
istituzionale ed operativo dei Monti di Pietà un evento di straordinaria portata nella
storia civile della regione, sostituendosi in molti casi, per lampiezza del ruolo
assolto in confronto ai materiali bisognosi del popolo e per le attività filantropiche
svolte, allincuria o allimpotenza delle autorità del Regno e dei Comuni.
Ciò spiega lampio, continuo riferimento, in questa trattazione, al panorama storico
dei tempi, alle prospettive economiche e sociali dal rinascimento ai nostri giorni, allo
stato dei ceti civili in Sicilia per lintero arco di circa cinque secoli, poiché la
relazione fra società siciliana e Monti di Pietà è stata sempre una costante storica,
né si comprenderebbe lorigine e il grande fermento diffusivo di questi senza il
riferimento alle condizioni economiche e sociali dei tempi in cui essi ebbero ad operare.
Ci lusinghiamo che questa Storia dei Monti di Pietà costituisca il primo esempio,
o comunque il primo tentativo, in Italia e forse in Europa di una trattazione
"regionalistica" del fenomeno istituzionale dei Monti di Pietà, in quanto tende
ad inquadrare in una visione organica la complessa tematica e le vicende
dellIstituto.
Ciò è stato anche possibile ove si osservi che in nessunaltra regione i processi
operativi dei Monti si presentano, come in Sicilia, con caratteristiche di omogeneità e
di autonomia da astrarli per molti aspetti dalla generale fenomenologia
dellistituto. Ché, sebbene abbiano derivato i propri princípi dalla grande matrice
nazionale fermentata dallaccesa predicazione francescana, tali organismi subirono
nel trapianto nellisola quasi un processo di snaturamento o, piuttosto, di
diversificazione, attestandosi su posizioni e adottando atteggiamenti pratici, che magari
non diremo più maturi, né più retrogradi di quelli posti in essere nelle altre parti
dItalia o dEuropa, ma certamente daltro genere. Questo però è fenomeno
che si vedrà meglio nel corso dellopera.
Di altro problema di metodo occorre far menzione nella presente avvertenza. Tutti i
riferimenti finanziari, gli indici di misurazione delle superfici, dei liquidi, dei pesi -
frequenti in un lavoro del genere - sono ovviamente dati in conformità agli usi del tempo
o alle misure correnti, ripetendo del resto la dizione contenuta nelle scritture
consultate (abbiamo scritto "onza" e "oncia" per differenziare
lunità monetaria da quella di peso). Ma ci rendiamo conto che ciò non possa essere
sufficiente a consentire concrete valutazioni del potere economico espresso dai vari Monti
di Pietà, dei fenomeni finanziari, della quantità dei generi che formavano oggetto di
transazione.
Riproduciamo pertanto, sebbene nel corso dellopera ci sia talora occorso di darne
qualche raffronto, una tavola di comparazione fra le antiche misure del Regno e quelle
attuali. Per le monete il raffronto è meno semplice, poiché, mentre per il 1861 abbiamo
i tassi di ragguaglio fra le unità monetarie degli ex Stati e la nuova lira italiana
secondo la tariffa annessa al decreto 17 luglio 1861, e per gli anni successivi, fino al
1970, possiamo avvalerci degli indici Istat di svalutazione del potere dacquisto
della lira in relazione ai costi al consumo, per i secoli precedenti - dal XVI al XVIII -
non ci resta che far riferimento, per una indicazione comunque di larga massima, al prezzo
di alcuni generi, quali ci sono noti, per determinati periodi, attraverso le liste di
calmiere (assumiamo a base di media ponderata le mete della città di Palermo) o talune
esposizioni di estimo. |