Salvo
Di Matteo


Cassa di risparmio V.E. per le Provincie

Storia dei Monti
di Pietà in Sicilia

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Introduzione

Indice

Salvo Di Matteo

 

Introduzione

Da tempo i principali organismi bancari siciliani, integrando le attività editoriali carenti - salvo rare eccezioni - nella nostra regione, hanno dato luogo, direttamente o attraverso Fondazioni culturali o comunque col proprio patrocinio, alla pubblicazione di pregevoli opere di interesse storico o artistico. Non parliamo, naturalmente, della nostra modesta fatica; ma anche di questa, quali ne siano i limiti e il valore, va dato riconoscimento all’Istituto che la ha promossa.
La Storia dei Monti di Pietà della Sicilia è il risultato di un impegno di ricerca, condotta direttamente sulle fonti archivistiche, durata alcuni anni. Ci siamo avvalsi di una produzione documentaria notevole, ma spesso lacunosa; ché forse, nella maggior parte dei casi, è più il materiale andato disperso che quello oggi disponibile per l’indagine storiografica. Basti osservare che di molti stabilimenti, scomparsa ogni altra traccia della loro esistenza e della loro attività, non sopravvivono che labili e non sempre attendibili memorie in rare citazioni di autori sincroni o di successivi storiografi.
Il che si giustifica anche tenuto conto dei modestissimi livelli operativi e funzionali della maggior parte dei Monti siciliani, espressione in molti casi di un limitato peculio amministrato per semplici scopi di beneficienza e di culto. Appunto per questo, la plurisecolare esperienza del Monte di Pietà di Palermo si presenta - e non solo per le dimensioni finanziarie dell’Istituto, ma, più che altro, per l’estensione dei suoi interessi e l’ampiezza delle sue attività - come uno splendido fenomeno, pressoché isolato nella storia della Sicilia.
Comunque, tutti gli stabilimenti sorti nell’isola - i maggiori e i moltissimi minori, quelli che avevano struttura bancaria e quelli che non l’ebbero mai, quelli che avevano una propria sede, organi e mezzi e quelli che trascinarono fra molteplici difficoltà una propria occasionale e asfittica esistenza - appartengono alla storia dell’istituto e, ciascuno per la propria parte, contribuirono a fare del fenomeno istituzionale ed operativo dei Monti di Pietà un evento di straordinaria portata nella storia civile della regione, sostituendosi in molti casi, per l’ampiezza del ruolo assolto in confronto ai materiali bisognosi del popolo e per le attività filantropiche svolte, all’incuria o all’impotenza delle autorità del Regno e dei Comuni.
Ciò spiega l’ampio, continuo riferimento, in questa trattazione, al panorama storico dei tempi, alle prospettive economiche e sociali dal rinascimento ai nostri giorni, allo stato dei ceti civili in Sicilia per l’intero arco di circa cinque secoli, poiché la relazione fra società siciliana e Monti di Pietà è stata sempre una costante storica, né si comprenderebbe l’origine e il grande fermento diffusivo di questi senza il riferimento alle condizioni economiche e sociali dei tempi in cui essi ebbero ad operare.
Ci lusinghiamo che questa
Storia dei Monti di Pietà costituisca il primo esempio, o comunque il primo tentativo, in Italia e forse in Europa di una trattazione "regionalistica" del fenomeno istituzionale dei Monti di Pietà, in quanto tende ad inquadrare in una visione organica la complessa tematica e le vicende dell’Istituto.
Ciò è stato anche possibile ove si osservi che in nessun’altra regione i processi operativi dei Monti si presentano, come in Sicilia, con caratteristiche di omogeneità e di autonomia da astrarli per molti aspetti dalla generale fenomenologia dell’istituto. Ché, sebbene abbiano derivato i propri princípi dalla grande matrice nazionale fermentata dall’accesa predicazione francescana, tali organismi subirono nel trapianto nell’isola quasi un processo di snaturamento o, piuttosto, di diversificazione, attestandosi su posizioni e adottando atteggiamenti pratici, che magari non diremo più maturi, né più retrogradi di quelli posti in essere nelle altre parti d’Italia o d’Europa, ma certamente d’altro genere. Questo però è fenomeno che si vedrà meglio nel corso dell’opera.
Di altro problema di metodo occorre far menzione nella presente avvertenza. Tutti i riferimenti finanziari, gli indici di misurazione delle superfici, dei liquidi, dei pesi - frequenti in un lavoro del genere - sono ovviamente dati in conformità agli usi del tempo o alle misure correnti, ripetendo del resto la dizione contenuta nelle scritture consultate (abbiamo scritto "onza" e "oncia" per differenziare l’unità monetaria da quella di peso). Ma ci rendiamo conto che ciò non possa essere sufficiente a consentire concrete valutazioni del potere economico espresso dai vari Monti di Pietà, dei fenomeni finanziari, della quantità dei generi che formavano oggetto di transazione.
Riproduciamo pertanto, sebbene nel corso dell’opera ci sia talora occorso di darne qualche raffronto, una tavola di comparazione fra le antiche misure del Regno e quelle attuali. Per le monete il raffronto è meno semplice, poiché, mentre per il 1861 abbiamo i tassi di ragguaglio fra le unità monetarie degli ex Stati e la nuova lira italiana secondo la tariffa annessa al decreto 17 luglio 1861, e per gli anni successivi, fino al 1970, possiamo avvalerci degli indici Istat di svalutazione del potere d’acquisto della lira in relazione ai costi al consumo, per i secoli precedenti - dal XVI al XVIII - non ci resta che far riferimento, per una indicazione comunque di larga massima, al prezzo di alcuni generi, quali ci sono noti, per determinati periodi, attraverso le liste di calmiere (assumiamo a base di media ponderata le mete della città di Palermo) o talune esposizioni di estimo.

 

Indice

 

PARTE I/GENESI ED EVOLUZIONE STORICA DEI MONTI DI PIETà NELLA PROSPETTIVA ECONOMICA E SOCIALE DAL RINASCIMENTO AI NOSTRI GIORNI

1. Ordinamento civile e condizioni economiche della società siciliana nel Quattro e Cinquecento
2. La politica finanziaria del Regno e il fallimento dei banchi privati
3. Genesi dei Monti di Pietà. Le controversie degli ordini monastici e la disciplina delle attività creditizie
4. Introduzione e diffusione dei Monti di Pietà in Sicilia nel Rinascimento
5. Caratteristiche ideologiche e programmatiche e pratica operativa dei Monti di Pietà della Sicilia. Loro differenza dai Monti dell’alta e media Italia
6. Condizioni patrimoniali e attività filantropica dei Monti di Pietà siciliani
7. Le condizioni economiche e sociali della Sicilia nell’ultimo quarto del Cinquecento e nei primi decenni del Seicento
8. I Monti di Pietà nella prima metà del Seicento e la diffusione dell’istituto del credito pegnoratizio
9. Classi sociali e condizioni economiche della Sicilia nel corso del Seicento
10. Classi sociali e condizioni economiche della Sicilia nella prima metà del Settecento
11. Diffusione e disciplina operativa dei Monti di Pietà nella seconda metà del Seicento e nel corso del Settecento
12. La struttura socio-economica della Sicilia nella seconda metà del Settecento e la politica riformistica del Caracciolo
13. La crisi finanziaria dei Monti di Pietà alla fine del XVIII secolo
14. Attività economiche e sistema sociale in Sicilia nella prima metà dell’Ottocento
15. Diffusione ed evoluzione giuridica dei Monti di Pietà nella prima metà dell’Ottocento
16. Classi sociali e condizioni economiche della Sicilia nel primo cinquantennio dopo l’unificazione
17. I Monti di Pietà nella seconda metà dell’Ottocento e la loro tarda evoluzione in senso bancario
18. La legislazione sui Monti di Pietà e le vicende storiche dell’istituto dall’unificazione nazionale alla prima guerra mondiale
19. Le vicende storiche e giuridiche dei Monti di Pietà negli ultimi cinquanta anni. La crisi dell’istituto. Problemi attuali

PARTE II/IL MONTE DI PIETÀ DI PALERMO
1.
Fondazione, nel 1541, e prime regole del Monte
2. Iniziale attività filantropica e di beneficienza
3. La giurisdizione del Monte e l’elezione dei governatori
4. Inizio dell’attività pegnoratizia ed edificazione, nel 1591, del palazzo del Monte di Pietà.
5. La tutela delle fanciulle povere. Istituzione del Conservatorio di S. Lucia, della Casa dei Poveri e del Collegio di Saladino
6. Evoluzione della struttura e degli ordinamenti amministrativi del Monte di Pietà. La costituzione dei ripartimenti delle liti, dei monasteri e del prestito
7. Estensione della giurisdizione penale ai reati commessi nel settore del prestito
8. Ampliamento e trasformazione del palazzo del Monte. I privilegi della deputazione
9. Le controversie giudiziarie per la tutela dei diritti e i giudizi sui reati di frode e furto commessi nel settore del prestito
10. Il tracollo della fortuna del baronaggio siciliano nel ricorso al credito pegnoratizio. Definitiva sistemazione architettonica dell’edificio del Monte nella seconda metà del Settecento
11. I nuovi capitoli del Monte di Pietà e l’ordinamento del servizio dei pegni
12. La crisi del 1778 e le nuove costituzioni del Monte di Pietà
13. Il trasferimento del conservatorio di S. Lucia e il distacco delle rendite del collegio di Saladino
14. L’incremento dell’attività pegnoratizia e l’istituzione, nel 1801, della filiale di S. Rosalia
15. Situazione economica e attività pegnoratizia del Monte nella prima metà del XIX secolo
16. Le convulse vicende del Monte di Pietà nella seconda metà dell’Ottocento. L’evoluzione in senso bancario dell’istituto e l’introduzione del sistema della raccolta del risparmio. Il fallito esperimento delle succursali e delle ricevitorie
17. L’attività del Monte di Pietà nel primo trentennio del Novecento e l’incorporazione, nel 1929, nella Cassa di Risparmio

 

PARTE III/GLI ALTRI MONTI DI PIETÀ
Prospetto sinottico
Acireale
Agrigento
Aidone
Alcamo
Barcellona
Caccamo
Calatafimi
Caltagirone
Caltanissetta
Castelbuono
Castelvetrano
Castroreale
Catania
Cefalù
Ferla
Grotte
Gualtieri Sicaminò
Isnello
Licata
Licodia Eubea
Marsala
Mazara del Vallo
Messina
Milazzo
Mineo
Mistretta
Monreale
Montelepre
Naso
Nicosia
Noto
Palermo (Monte di S. Venera)
Palma di Montechiaro
Partanna
Piazza Armerina
Pietraperzia
Racalmuto
Ragusa
Santa Margherita Belice
Sciacca
Scicli
Siracusa
Sortino
Termini Imerese
Terrasini

Trapani

Tusa

Valguarnera

Vallelunga

Villalba

Vittoria

Nota alla parte III