Per tutto il corso del Settecento e buona parte del secolo successivo un singolare
fenomeno caratterizza i rapporti della Sicilia col resto dellEuropa: nasce nei
confronti di questa terra, collocata - non solo geograficamente - ai margini del vecchio
continente, protervamente segregata nel bozzolo duna chiusa e arrogante ideologia,
fondata sul mito duna pretesa superiorità nel contesto delle nazioni (qual terra
mai era più bella? qual paese più ornato? qual passato più nobile? quali monumenti più
insigni? e così via) un interesse di conoscenze che stimola un gran numero di viaggiatori
a muovere da ogni parte dellEuropa - dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera,
dallInghilterra, dallItalia stessa - alla sua scoperta.
Vi venivano, prigionieri di un sogno, carichi la mente di artificiosi schemi
intellettualistici e lanimo di fuorvianti devianze sentimentali, alla ricerca
duna realtà precostituita sulla scorta di occasionali e imperfette informazioni di
militari e navigatori, di reminiscenze di letture classiche rielaborate attraverso il
prisma duna fantasia turbata da emotive suggestioni, di confuse stereotipie di
luoghi comuni che volevano la Sicilia immobile (e immobile in effetti era, per stato
civile ed economico) nella propria atmosfera arcadica, colma di remote presenze e degli
allettamenti duna intatta classicità, terra favorita dagli dèi, fedele alle
promesse dincontaminate restituzioni, generosa nelle lusinghe darditi
itinerari dello spirito.
E tutto ciò che vollero - queste cose e, molti di essi, nullaltro - cercarono e
conseguirono, quasi in una programmatica insensibilità addirittura ad accostarsi alle
radici duna diversa e non meno significativa realtà, poiché il fascino inebriante
delle rovine, di quei ruderi immoti e malinconici che emergevano dal passato, e del
paesaggio solare che si spiegava davanti ai loro occhi, così abbagliante ed esaltante da
oscurare ogni altra visione, era tale da non rendere percettibile il povero volto e il
malessere sociale della terra che attraversavano. Anzi, mancanza di strade e di alberghi,
difficoltà nel procacciarsi il vitto, asperità degli estenuanti tragitti a dorso di mulo
o allinterno di scomode portantine, la verifica delle miserevoli condizioni in cui
versavano intere popolazioni nei cascinali e nei paesi attraversati appartenevano al mito
del buon selvaggio, vale a dire alla retorica duna mistica romantica e
preconcetta.
Pellegrinaggi alla ricerca duna Sicilia idealizzata dunque, posticcia per buona
parte e fuor di misura o, se si vuole, a misura di coloro che venivano a cercarla. E,
difatti, che cosa poteva accomunare un Goethe, il maggiore e il più celebre dei
visitatori del tempo, singolare Ulisside sommerso dai fantasmi e dalle esaltazioni
duna imperante classicità, ad altre investigazioni che non fossero quelle delle
dimensioni vagheggiate della bellezza assoluta? E che cosa mai poteva volersi da un
Riedesel, aristocratico e studioso dellarte classica, allievo di Winckelmann, venuto
fra i primi in Sicilia e rimasto tanto rapito dalla solenne visione dei templi di
Agrigento da nullaltro chiedere che in quella terra di magiche rovine durare
lesistenza nelloblio dei suoi e dai suoi obliato, oblitus
et obliviscendus? E che cosa dallaustero DOrville, che nelle
antiche pietre investigava larcano segreto dancestrali valenze e
lincanto di una sublime architettura sepolta dal trascorrere dei secoli? Erano le
suggestioni medesime che al francese Paul-Louis Courier facevano enfaticamente dire che
fra Parigi e Siracusa sceglieva senza esitazioni Siracusa: ivi, infatti, nella Sicilia che
non aveva visto e mai avrebbe veduto, aleggiavano intatti e protesi ai suoi desideri i
miti di Proserpina e Aretusa, sopravvivevano - solo che si avessero mente e cuore per
intendere - remote connotazioni dun passato ellenico e romano.
Finzioni, certo, pregiudizi derrabonde fantasie: e, infatti, che era più Aretusa se
non un sudicio lavatoio e i solenni templi di Agrigento e di Siracusa se non informi
ammassi di povere pietre fra le quali pascolavano le mandrie e cave per le vicine
catapecchie dei villici? Altro che atmosfere dEllade e di Roma! Ma queste erano
nelle coscienze e nel bagaglio culturale, e, se si vuole, nelle illusioni e nei luoghi
comuni che accompagnavano il revival nella classicità di coloro che
intraprendevano sì faticoso viaggio verso la sorgente del mito; e allora il risultato era
scontato: nessuno spazio alla ragione, ma soprattutto un sensuale abbandono alle
suggestioni delle evocazioni. Di tale stato danimo si farà carico il marchese di
Foresta: Un dolce languore vi penetra lanimo: in luogo di osservare la natura,
la si contempla; si vorrebbe riflettere, e invece si sogna.
Per la verità, non è che tutto, nei resoconti dei forestieri venuti alla ricerca della
Sicilia, si risolvesse in una rincorsa del mito perenne della classicità o nella verifica
del fascino sottile dei remoti paesaggi darcadia, ché non tutti si mostrarono
sensibili o particolarmente sensibili alle immagini del passato e agli stereotipi
duna suggestione intellettualistica: altri - il disincantato e frivolo Brydone, per
esempio - si mostrò più attento agli usi e ai costumi della società palermitana del
tempo, o - il lionese Roland de la Platière, lo svizzero von Salis-Marschlins - diede
voce a una serie di notazioni economiche e sociali; e si sottrassero alle lusinghe del
passato il Gourbillon, il Simond, Creuze de Lesser, per citarne alcuni. O ancora, venuto
nellisola verso il 1836, Iaristocratico Teodoro Renouard de Bussièrre doveva
restare esterrefatto dinanzi al dramma della miseria che vi si consumava, e lasciarne
impressionanti testimonianze: La frase Muoio di fame
è ripetuta senza tregua e potrebbe sembrare una espressione banale o uno stratagemma,
ma a Palermo si incontra una miseria troppo reale per poterne dubitare. Il che, poi,
corrispondeva alle desolate notazioni del francese Joseph-Antoine de Gourbillon, venuto in
Sicilia un quindicennio prima: In questa città [Palermo] altro non vedo che una
popolazione infelice, un porto del tutto deserto, un commercio assolutamente distrutto,
una industria interamente finita e uno spirito più che avvilito. E se tali erano le
condizioni della capitale, immaginiamoci quale spettacolo dovesse offrire ogni altra parte
dellisola: per chi aveva sensibilità per il dramma sociale del paese, esso
costituiva fonte dattonita scoperta; altri, abbiamo detto, erano soverchiati
dallinteresse per le memorie classiche.
Ci siamo limitati a qualche esemplificativa indicazione, ché lesistenza di spesso
cospicui contributi sulla letteratura dei viaggiatori stranieri in Sicilia esime da ogni
altra informazione, necessariamente ripetitiva. Preme invece di rilevare lampio
concorso di visitatori che da lontane terre doltralpe o doltrestretto vennero
a percorrere, animati da un vivo interesse di conoscenze, le contrade dellisola,
della cui realtà, o di quella che al loro spirito appariva la realtà, lasciarono vivace
testimonianza in una rigogliosa bibliografia periegetica. Gli itinerari erano
sostanzialmente standardizzati: Palermo innanzitutto e i suoi dintorni e le città che
appartenevano al periplo lungo i meno infidi percorsi costieri, da Selinunte ad Agrigento
a Siracusa a Catania, e poi lignivomo gigante dalla mitologia ciclopica,
lEtna, e ancora Taormina, Messina, la costa settentrionale; pochi si spinsero
nellinterno o ebbero interesse per una meno angusta geografia dellisola, ché
difficoltà di transiti, mancanza di sicurezza nelle strade, di locande, di servizi
scoraggiavano più ardite imprese.
Alcuni ebbero vivo lobiettivo di una testimonianza, oltre che letteraria,
iconografica, anzi in qualche caso più di questa che di quella, ché il segno grafico,
lesatta rappresentazione dellimmagine della realtà percepita costituiva al
postutto la documentazione viva e diretta dei luoghi, dei paesaggi, dei monumenti, delle
costumanze, in una parola del complesso universo alla cui conoscenza quegli avventurosi
avevano mosso, e forse il mezzo più idoneo a suscitare e restituire lintatta magia
che parlava - attraverso limponenza delle pietre, la suggestione della natura,
Iarticolata dimensione di figure ed episodi - allo spirito disposto ad intenderla. A
siffatta esigenza diedero risposta due opere colossali prodotte dalleditoria
francese pressoché contemporaneamente nellultimo ventennio del XVIII secolo: il Voyage pittoresque ou description des Royaumes de Naples et de Sicile
dellabate Richard de Saint-Non, edito in 5 volumi a Parigi dal 1781 al 1786, e
il Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari
di Jean Houel, pubblicato in 4 volumi a Parigi dal 1782 all87.
La prima fu opera déquipe, alla quale
concorsero, per il testo relativo alla Sicilia, Dominique Vivant Denon, un giovane
letterato (1747-1825) destinato alla carica di direttore generale dei Musei francesi, e un
gruppo di artisti per le illustrazioni allacquaforte: venuto in Sicilia nel 1778, il
Denon, al quale, insieme con gli aspetti del paesaggio e le bellezze monumentali, non
sfuggirono i modi di vita, i costumi del popolo e lacutezza del problema economico e
sociale dellisola, si avvalse dellopera di disegnatori quali Després,
Rénard, Chatelet, Cassas, che in numerose tavole fissarono limmagine delle
antichità, i grandiosi paesaggi e scene di costume ritratti con mano efficace, sebbene
spesso - soprattutto nei disegni di Chatelet - guidata da intenti di enfatizzazione e
tradita dalla suggestione che soverchiava lo spirito dellartista.
Houel (1735-1813) venne in Sicilia nel 1776 e nellisola soggiornò quattro anni;
furono densi di osservazioni e conoscenze, che allartista consentirono la
rappresentazione in 264 morbide tempere del complesso mosaico siciliano: ruderi classici,
scene di vita e di costume, figure e personaggi, paesaggi, fenomeni naturali, che con
acuto spirito di osservazione descrisse nelle colorite e vivaci pagine a corredo delle
illustrazioni.
Lopera che pubblichiamo, ancora un Voyage pittoresque en
Sicile, venuta a un trentacinquennio di distanza dalle due precedenti ed
edita a Parigi in due splendidi tomi in folio (cm. 48 x 61) nel 1822 e nel 1826, ma in
realtà pubblicata a dispense per sottoscrizione e subito coronata da grande successo,
esalta la tradizione del bel libro di immagini, che intanto altro preclaro esempio aveva
avuto nelle Antiquities of Magna Graecia dellinglese
W. Wilkins, edite a Cambridge nel 1807: una formula che, con le evocazioni e
limmediatezza della rappresentazione iconografica, meglio si prestava ad esercitare
una decisiva influenza sul gusto e sullinteresse dei lettori più esigenti e aperti
alla conoscenza di quella Sicilia colma di promesse e ormai allattenzione del mondo
artistico europeo.
Pittoresca era, nella consapevolezza erudita, la Sicilia, con un preciso uso
del termine riferito alla raffigurazione di una natura selvaggia, caratterizzata dalla
presenza di rovine - quale lo aveva consolidato nella corrente terminologia luso
fattone dai teorici inglesi dopo il 1730 -, e pittoresca o, rectius, pittorica (non, quindi, solamente
letteraria) doveva esser limpresa destinata a darne Iimmagine e ad evocarne
gli aspetti. Non bastava, però: occorreva che la rappresentazione della realtà visiva
fosse quanto più esatta e fedele alloggetto naturale, priva di quelle sublimazioni
ideali e di quelle superfetazioni dellingegno che nellopera del Saint-Non, ad
esempio, avevano parafrasato e artefatto il vero; guardate il monte Pellegrino di
Châtelet, per dirne una, o il tempio di Segesta, travisati e non riconducibili ad alcuna
realtà concreta, o gli artificiosi paesaggi, le affastellate colline, la sagoma stessa
dellEtna, lorrido promontorio della Scaletta, alterati e irriconoscibili:
quale informazione ne avrebbero tratto i lettori? Il testo, poi, doveva
costituire la semplice guida letteraria e descrittiva alla esatta comprensione
dellimmagine, al suo inquadramento nel tempo e nel luogo, accompagnare insomma con
un fedele commento lesperienza che maturava dalla percezione grafica.
Siamo alla motivazione dellopera.
La quale ebbe lideatore e limpresario in uno svizzero di Neuchâtel, Jean
Fréderic DOstervald (1773-1850), editore e curatore appassionato e infaticabile,
prezioso e raffinato, che assai più tardi, dal 1844 al 1847, darà alle stampe le tavole
delle altitudini della Svizzera e del principato di Neuchâtel e allincirca nello
stesso tempo una carta topografica e stradale della Svizzera e delle contrade limitrofe,
edita a Parigi. Nullaltro di lui ci è noto.
Mosso da un progetto preciso - quello di rendere con criteri darte e di fedeltà
limmagine classica, e non solo quella, della Sicilia - si diede al reperimento e
alla raccolta in vari luoghi, in Svizzera, in Germania, in Inghilterra, del materiale
illustrativo schizzato da artisti che avevano percorso lisola e ne avevano tratto
precise raffigurazioni iconografiche. Selezionò scrupolosamente alla fine molti
disegni del conte di Forbin, che in numero di 42 vennero a costituire il nerbo
dellopera, 15 disegni di L. F. Cassas, uno degli artisti venuti in Sicilia al
seguito di Denon, e alcuni dello zurighese Huber, di Michalon, di Frommel, di C. R.
Cockerell e di qualche altro; ma poi alcuni schizzi del Forbin e del Cassas servirono da
base alle riproduzioni fattene da altri disegnatori. Dai disegni trasse splendide
acquetinte, fatte eseguire da alcuni incisori inglesi e svizzeri (Hégui, Bentley, Himely,
Legrand, Salathé, Fielding, Egerton, Bennet, Réeve), chiamati successivamente a Parigi.
La matita di Louis Nicolas Philippe Auguste conte di Forbin offerse quindi, in una serie
di vedute rigorosamente esatte, notevoli per nitore e armonia delle linee e purezza degli
effetti pittorici, il maggior contributo allopera. Questo artista, pittore e
archeologo, era nato a La Roque dAnthéron nel 1777 da una. delle più illustri
famiglie della Provenza, travolta dalla Rivoluzione; allievo del David, aveva partecipato
alle campagne di Napoleone e conseguito qualche grado nellarmata e a Corte; dotato
di profonda cultura classica e animato da grande sete di conoscenze, nel 1810 iniziò una
serie di viaggi in Italia, in Grecia, nellAsia minore, in Palestina, in Egitto, dei
quali fu frutto nel 1819 un Voyage dans le Levant, apprezzabile
per spirito di penetrazione e capacità di osservazione dei costumi. In Sicilia giunse,
quasi a cercarvi tregua, comegli stesso scrisse, nei travagli e nelle spine
della vita, alla fine di aprile del 1820, proveniente da Napoli; e viaggiò per
molte parti dellisola: ne trasse una serie di vedute, quasi tutte valse ad
illustrare questo Voyage pittoresque en Sicile (un
paio daltre, di minore importanza, sono state raccolte da Marcellus ne Le portefeuille du Comte de Forbin, Parigi 1842) e al
contempo scrisse una delle migliori opere letterarie del tempo sulla Sicilia, Souvenirs de la Sicile, edita a Parigi nel 1823. Sarà
nominato più tardi da Luigi XVIII conservatore del Louvre, fonderà il Museo delle
antichità etrusche ed egiziane di Parigi e quello moderno del Lussemburgo; morrà a
Parigi nel 1841.
Forbin compilò quindi una descrizione della Sicilia; ma non è suo il testo
dellopera che presentiamo. Questo si deve ad Achille ètienne Gigault de la Salle
(1772-1855), che in Francia ricoperse alcuni pubblici uffici: fu consigliere referendario
della Corte dei Conti, censore della Biblioteca di Parigi, prefetto dellAlta Marna.
La Salle fece una breve escursione in Sicilia nel 1820; non poté ricavarne che
superfìciali cognizioni, ma poi soprattutto si affidò per la stesura del suo testo alle
informazioni tratte da letture sulla storia e sui monumenti dellisola, alla sua
matura sensibilità, alle impressioni che gli suggerivano le vivide immagini che era
deputato a commentare. Per questo, come giustamente venne osservato, il testo di Gigault
de La Salle, introdotto da un sostanzialmente corretto sommario storico delle vicende
della Sicilia, più che come espressione di esperienza originale, si segnala per il
rilievo di fedele commento alle illustrazioni e per averne accentuato il valore
documentario.
Tuttavia le notazioni sono generalmente valide, ove si prescinda dai persistenti
pregiudizi sullarchitettura del medioevo, la descrizione spesso sorretta
dallincantata suggestione dei monumenti del passato classico e dei paesaggi, dalla
percezione del pittoresco dei luoghi, da spunti non infrequentemente colmi di
lirismo e di vividi effetti narrativi: il lettore soffermi la propria attenzione sul testo
che illustra la veduta parziale di Agrigento o sullaltro che accompagna la
drammatica veduta dellinterno del cratere dellEtna, tanto per non dire che di
qualche esempio. La Salle rielaborò poi e riscrisse il proprio testo per unopera
descrittiva sulla Sicilia, Sicile, edita a Parigi nel
1835 e di nuovo nel 1842, come parte della collana LUnivers, ou histoire et
description de tous les peuples, de leurs religions, moeurs, coutumes, apparsa in
una traduzione italiana sotto il titolo La Sicilia pittoresca antica
e moderna, Venezia 1840, adorna di 24 piccole incisioni, brutte copie di
quelle utilizzate nel Voyage pittoresque.
J. F. DOstervald fece precedere lopera, da lui dedicata alla duchessa di
Berry, da una densa premessa:
Trovandomi in possesso dei disegni che il sig. Conte di Forbin aveva
eseguito in Sicilia e di quelli che il sig. Cassas vi aveva precedentemente abbozzato,
legato da amicizia a parecchi amatori e distinti artisti che avevano visitato quel bel
Paese e mi offrivano di utilizzare i loro lavori, certo di poter essere assecondato da un
autore versato nello studio delle antichità, la cui penna ornata è in grado di
riproporre lincanto dei luoghi attraverso la loro descrizione, ho intrapreso una
nuova descrizione della Sicilia con un ardore derivante dallinclinazione che ho
sempre avuto per le arti e col fermo proposito di realizzare unopera superiore a
quelle che già possediamo. Ci sono riuscito? Le illustrazioni qui raccolte sono più
fedeli, scelte con maggior gusto, meglio eseguite di quelle che figurano nelle opere
dellabate di Saint-Non, dello Houel, del Wilkins? Le notizie storiche sono più
istruttive, le fonti più veritiere, le descrizioni più esatte e più vive?
La mia condizione di editore non mi permette di affermare tutto ciò. È il pubblico,
sempre giusto nelle sue determinazioni, che deve giudicare; i soli punti sui quali
desidero insistere sono laspirazione, che mi ha costantemente animato, di realizzare
opera degna del suo argomento e gli sforzi che non mi sono stancato di fare per conseguire
questo fine. Nulla ho risparmiato e nulla mi ha distolto dalla mia cura per raggiungere la
massima perfezione del lavoro. Ho percorso la Svizzera, la Germania e più volte
lInghilterra per esaminare le cartelle degli artisti che mi offrivano materiale, per
confrontarlo con quello che già possedevo, per trarne ciò che credevo preferibile, e
alla fine ne ho affidato lesecuzione ai migliori disegnatori di Parigi e di Londra.
Le illustrazioni al bulino, su tavole di così grandi dimensioni, avrebbero comportato
spese enormi e richiesto un tempo considerevole; mi sono perciò orientato verso un tipo
la cui esecuzione è più rapida e il cui prodotto si avvicina di più al disegno
originale, chiamando successivamente a Parigi una decina di incisori di acquetinte fra i
più abili dellInghilterra e della Svizzera. Malgrado la loro perizia, un gran
numero di tavole che non si son potute riprodurre e sono rimaste, inutilizzate, nelle mie
mani provano le difficoltà che presenta questo genere di illustrazioni, nonché gli
sforzi compiuti perché la mia impresa non ne soffrisse. La stampa delle tavole è stata
scrupolosamente sorvegliata; quella del testo, affidata in un primo tempo al sig. Pietro
Didot e poi al sig. Giulio Didot, suo figlio e successore, lascerà, spero, soddisfatti i
più esigenti intenditori della bella tipografia. Dal sig. F. M. Montgolfier di
Vidalon-les-Annonay ho ottenuto la miglior carta da stampa che abbia fabbricato.
Avevo annunciato nel mio programma che il Viaggio pittorico in Sicilia sarebbe
constato di non meno di 27 e di non più di 32 fascicoli, avendo allora intenzione di
comprendervi qualche escursione nellinterno della Sicilia, ma il timore di
accrescere troppo il contenuto dellopera e di stancare i sottoscrittori mi ha
indotto a non superare i 24 fascicoli, sicché mi sono limitato a descrivere quella parte
dellisola che è ordinariamente percorsa dagli appassionati e che è quella che
offre i monumenti più importanti e il maggior grado di sicurezza e comodità per i
viaggiatori.
Il testo storico avrebbe dovuto comprendere due fascicoli, equivalenti a otto fogli, ma
esso ne occupa cinque. Leccedenza, rappresentata da una tavola di disegno
architettonico con relative delucidazioni, è stata da me aggiunta per farne un fascicolo
completo, fornito gratuitamente agli abbonati.
Mi attardo in questi minuti particolari perché considero la vendita con preventiva
sottoscrizione dimpegno come una specie di associazione, il cui gerente è obbligato
a dare un esatto rendiconto ai suoi committenti. Non ho, preteso, esponendo le cure che
questa impresa mi è costata, di esonerarmi da critiche; il mio unico fine è stato quello
di ottenere lindulgenza dei miei abbonati. Questi valuteranno forse che una
considerevole impresa, condotta a termine nello spazio di tre o quattro anni, deve
necessariamente essere accolta con benevolenza; ma ho cercato, adempiendo i miei impegni
con schiettezza e lealtà, di corrispondere alla fiducia che i miei abbonati mi hanno
accordato, e formulo nei loro riguardi lespressione della mia gratitudine. Senza il
loro appoggio, senza le alte protezioni delle quali sono stato onorato, senza la munifica
beneficenza di una persona che non mi è permesso di nominare se non dicendo che essa è
sempre pronta a incoraggiare ciò che si fa di buono e di bello, io non sarei potuto
pervenire felicemente al termine della laboriosa impresa.
Al primo posto, fra le persone verso le quali non mi è fatto divieto di manifestare
pubblicamente la riconoscenza che mi sono acquistata col loro consenso e con la loro
assistenza, debbo citare il sig. de La Salle, corrispondente dellAccademia delle
Belle Arti dellIstituto di Francia e autore del testo di questopera; temo
tuttavia di non riuscire a esprimere adeguatamente lelogio della sua produzione.
Questo scambio di lodi fra editore ed autore, del quale una vergognosa industria
mercantile abusa quotidianamente, non si conviene ai rapporti fra il sig. de La Salle e
me. Mi si permetta unicamente di rilevare che non è possibile adempiere le obbligazioni
contratte col pubblico con maggiore zelo, coscienza, rispetto; aggiungerei anche
generosità, se fossero in discussione i nostri rapporti personali, ma temerei di far
perdere a un omaggio reso dal fondo del cuore il solo pregio che possa avere agli occhi
del sig. de La Salle
Un nome che si è affacciato per primo al mio pensiero dando inizio a questa premessa, e
che debbo ripetere concludendola, è quello del sig. Conte di Forbin, perché
questopera vede la luce in conseguenza del suo viaggio in Sicilia. I suoi schizzi
che ha voluto cedermi, scelti con gusto sicuro e tracciati con rara maestria, son serviti
da base alle raffigurazioni più importanti della mia raccolta, e non dubito che
concorreranno in modo determinante al successo dellopera.
La nostra integrale edizione, prima in Italia e ingiustamente tardiva, in una
traduzione che rispetta la lettera e lo spirito dellopera, si lusinga di conservarne
intatti il valore documentario e con esso la suggestione delle splendide acquetinte. Ci
siamo avvalsi, per la riproduzione dellintero corredo iconografico, del fresco
esemplare posseduto dalla Biblioteca dellAssemblea Regionale Siciliana, con
apprezzabile sensibilità fornitoci perché si potessero eseguire direttamente
sulloriginale le fotoincisioni. Lampio corredo di note e la costante
informazione bibliografica varranno - se è lecita lautocitazione -
allarricchimento della proposta culturale.
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