Relazione
geografica-storica di un viaggiatore imaginario per varij luoghi della terra: un
Villabianca insolito per un testo inconsueto, raccolto fra i suoi Opuscoli, ai
segni QqE.77, oltre un centinaio di fogli che rivelano la grafia di più mani. Fu composto
verso il 1766, o comunque non oltre il quinquennio immediatamente successivo, per essere
letto nellAccademia dei Pastori Ereini, poi in varie parti arricchito di note e
addizioni, ma senza che lAutore, ritornandovi assai più tardi, trovasse modo di dar
riparo alloriginario disordine e di foggiarlo di nuovo
col bel sistema... voluto e consono al merito delle alte opere.
Proprio il 9 febbraio 1766 il dotto aristocratico aveva ottenuto la patente di socio di
quellAccademia, che, sorta a Palermo il 24 settembre 1730 per iniziativa del
principe di Resuttano, Federico Napoli e Barresi, costituiva la sede eletta di una
convenzione di intellettuali - nobili ed eruditi - ideologicamente ispirati alle vocazioni
di un interesse letterario e umanistico e soverchiati, anche nel nome, dalle suggestioni
dellutopia arcadica, in effetti centro di dilettevoli e stucchevoli esercitazioni
retoriche e luogo destinato dello scambio di mutui messaggi pretenziosamente
intellettualistici, spesso leziosamente vacui e superficiali.
Questa inclinazione pomposamente astratta e queste valenze improntate ai meccanismi di una
cultura epidermica e salottiera non erano solo, in verità, degli Ereini: appartenevano al
gusto del tempo, alla superficialità di un Settecento non illuministico, circoscritto nel
bozzolo di una sterile e chiusa utopia letteraria, estraneo alle correnti vivificanti
della cultura europea; sì che qui da noi, più che altrove, in Italia, accademia valse
quanto culla di oziose esercitazioni e di inconcludenti discorsi, cenacolo cristallizzato
e conformistico di una oligarchia intellettuale che si rifaceva alla condizione
privilegiata di unArcadia remota e visionaria. Davvero non sappiamo quanto alla
nostra Arcadia (Ereini o comunque le Accademie avessero nome) potesse attagliarsi
lopinione del Croce, per il quale lArcadia fu la reazione contro il
barocchismo... promovendo e diffondendo, contro il culto del sorprendente, coi suoi
artificiosi e vuoti rapporti dimmagini e con le sue tumidezze, la seria e pacata
espressione degli affetti e dei pensieri.
Tutto allinverso, piuttosto, chè, seppure laccademia, anche astraendo dalla
mascherata pastorale e dalle bislacche contaminazioni - per la verità, meno comuni ed
estese di quanto si creda - dei suoi oziosi intrattenimenti, offriva una forma superiore
di dilettantismo, questo si appagava, nelle periodiche adunanze delle colonie,
di un formalismo pedantesco o dellincontinenza versaiola dei suoi affiliati o
pastori, nobili e abati, letterati e gentildonne, scienziati e cavalieri,
tutti protagonisti perdigiorno di una finzione letteraria che rappresentava la cultura con
dignità mediocre. Altro che, in quella produzione meccanica di astruse dissertazioni, in
quellappagamento onirico di dilettevoli informazioni, in quelle bucoliche rime, la
testimonianza di una sorgente intellettuale e morale di autentica valenza!
Ma quale era, insomma, il meccanismo psicologico, lideologia motrice
dellaccademia, quale il presupposto della sua fertilità? Discorreva nel 1755 il
dotto Domenico Schiavo de gran vantaggi che recano alle più illustri cittadi
non che le pubbliche reali Accademie, ma pure le private radunanze de
letterati poiché esse erano strumento atto ad isvegliare dalla loro pigrezza
glingegni per altro acuti e fecondi de nostri nazionali ed a migliorare
insieme e ad accrescere lo splendore delle belle arti, dellerudizione sì sacra come
profana, delle scienze più sublimi e più nobili, inselvatichite per così dire e
tralignate in gran parte. E tanto doveva esser diffuso nel convincimento dei dotti e
nel sistema dellepoca il gusto del circolo letterario, tanto la costumanza delle
conventicole accademiche, che di questa fioritura salottiera proprio a Palermo, ma così
in altre città della Sicilia, poteva un ventennio prima riferire il Mongitore, ripetendo
lattestazione del Matranga, Panhormus hortus academicus tota est.
Tale condizione di cose non era, al certo, dissimile da quella che si aveva nelle altre
parti dItalia, se lEncyclopédie degli
Illuministi francesi affermava: LItalie seule a plus dacadémies que
tout le reste du monde ensemble. Un modo reciproco per quegli intellettuali di farsi
forza insieme, un mutuo incoraggiamento e sostegno, secondo il motto fautor
laudatorque? Naturalmente, non era dalla diffusione dellaccademia, dalla sua
fatua e pettegola patina intellettuale, dai suoi artificiosi discorsi, dalle sue
visionarie meditazioni, da tutti i cerebralismi di quelle paludate adunanze che poteva
maturare il progresso della cultura e degli studi; anzi, è stato recentemente osservato
che, quanto più nelle Accademie i virtuosismi prevalevano sulla creazione, tanto più
esse, ben lungi dal salvare la cultura nazionale dalla decadenza, lavevano
accelerata: la pensavano già così a quei tempi, del resto, spiriti illuminati, i Verri,
per esempio, citati dal Venturi.
Tutto ciò non vuol dire che in Sicilia le Accademie non assolvessero a un ruolo
culturale: davano, nel teatro dellepoca, quello che gli era possibile, e, certo,
sfrondate le loro manifestazioni dai gravami di un esacerbato convenzionalismo, restavano,
in una società povera di spiriti illuministici e di mezzi di comunicazione, le virtù di
uno sforzo di erudizione e di informazione che coinvolse luniverso letterario; non
per nulla i più dei dotti si onorarono di appartenere allaccademia.
Una tale condizione, magari, faceva parte del rito, o del costume, come del resto
retoriche o convenzionali o utopiche o cavillose erano generalmente le discettazioni che
sebbero nellhortus conclusus delle Accademie,
dove pure sinformava dantichità o si dibatteva sui fenomeni fisici o su
questioni di economia; il che non valse, naturalmente, a tenere quei circoli culturali
franchi dalle contaminazioni dellartificio e del mito, e men che meno proprio quelli
che, anche nella denominazione, come appunto i Pastori Ereini, sintitolavano
allutopia e alle oniriche e georgiche suggestioni dellArcadia, sì che proprio
ai loro preziosi intrattenimenti, alle loro convenzionali adunanze, al singolare prodotto
di quella cultura di superficie sembra confarsi la definizione del Candelaio
di Giordano Bruno, accademico di nulla accademia, cioè, guarda caso,
orgoglioso, nel tempo della fioritura delle Accademie (lopera è del 1582), proprio
di non essere accademico:
Eccovi avanti gli occhi, ociosi principi, debili orditure, vani pensieri, frivole
speranze, scoppiamenti di petto, scoverture di corde, falsi presupposti, alienazioni di
mente, poetici furori, offuscamento di sensi, turbazione di fantasia, smarrito
peregrinaggio dintelletto, fede sfrenata, cure insensate, studi incerti, semenze
intempestive e gloriosi frutti di pazzia.
Col che di bel nuovo siamo al Villabianca, o, almeno, a questo Villabianca, improbabile
viaggiatore per lontane terre, ardito esploratore di inospiti continenti, lui che in tutta
la sua vita al più viaggiò fino ai suoi feudi di Partinico e ad Alcamo, che
nullaltro esplorò se non gli archivi pubblici e privati di Palermo, lui singolare
Ulisside del mondo, Sindbad senza avventure, Gulliver senza allegoriche stravaganze,
Munchhausen senza mirabolanti fantasie, e, a volta a volta, ancora, Marco Polo, Magellano,
Cook.
Che è, infatti, questo Viaggio imaginario per varij luoghi della
terra se non la bislacca epopea di una avventura da tavolino, narrata standosene
seduto allo scrittoio di casa, collali ignite del pensiero, perché
fossero note a un uditorio di stupiti accademici la rarità, la eccellenza e le
meraviglie tutte del bello immenso delluniverso? Cè il gusto della
sorpresa, quindi, ma soprattutto un fine didascalico nella scelta letteraria e nel
processo mentale che orienta la composizione dellAutore, protagonista di un
disordinato vagabondaggio le cui fonti dinformazione sono dichiarate nelle
annotazioni bibliografiche in calce alle pagine manoscritte: per lo più compilazioni
enciclopediche, dizionari geografici, lessici merceologici e in particolare la poderosa
descrizione di tutti i Paesi e popoli del mondo che va sotto il nome di Thomas
Salmon, ma in realtà opera nella quale sono confluiti diversi contributi; da essi il
Villabianca trasse le proprie cognizioni, talora attingendovi pedissequamente. Un divertissement erudito. Di critica neanche a parlare: non era nei
suoi metodi, o almeno, stante largomento, nelle sue possibilità; né, del resto,
per quello che si è detto, alcun personale contributo di testimonianza: in fondo,
lOpuscolo non è che il riepilogo curioso di sparse notizie geografiche e,
soprattutto, di costume, collegate senza alcun nesso logico o topografico.
Sicché vedremo il viaggiatore al quale è ascritto lo straordinario itinerario di terra e
di mare disinvoltamente attraversare gli oceani, passare da un capo allaltro del
mondo, dalluno allaltro emisfero, da un Paese a un altro posto agli antipodi,
per ritornare dove prima trovavasi e magari poco dopo capitare in un luogo assai prossimo
a quello donde, in tale turbolenta periegesi, sera allontanato. Ma la narrazione è
vivacizzata proprio da questo inatteso protagonismo, per cui linformazione
geografica o etnografica, e le avventure stesse capitate, sono direttamente riferite
allosservazione dellattore.
Le fonti, si è detto, sono sostanzialmente quelle lessicografiche e manualistiche del
tempo. A tale produzione appartiene una letteratura cospicua, inaugurata, nei tempi
moderni, dal Dictionarium historico-geographicum del parigino
Carlo Estienne, edito a Ginevra nel 1565 e subito propiziato da un tale immeritato credito
da avere varie edizioni, fino a quella di Londra del 1686; a questo seguirono nel 1587 il Thesaurus geographicus di Abramo Ortelio, le Relazioni
universali del gesuita cuneese Giovanni Botero, edite per la prima volta a Roma nel
1591 e più volte ristampate, la Descritione del mondo del
padovano Giovanni Antonio Magini (1597), lEpitome geographica
del padre Filippo Ferrari (Parigi, 1605) e il Lexicon geographicum
dello stesso Ferrari (1627); che nel 1670 il Baudrand ripubblicò a Parigi con molti
accrescimenti e altrettanti errori, facendogli seguire nel 1682 la sua Geographia ordine litterarum disposita, che, se anche non risultò
più corretta dellopera precedente, ebbe grande fortuna, al punto che nel 1705 ne
venne edita una traduzione francese a cura di Maty e poi di Géle, ma talmente imperfetta
che il La-Martiniere non esitò a definirla una decisa corruzione, più che una
traduzione, dellopera latina del 1682; intanto, nel 1701, lo stesso Maty dava alle
stampe a Parigi un compendio del dizionario del Baudrand.
Nel cinquantennio precedente avevano visto la luce pure: la Geographia
universalis del tedesco Bernardo Varenio (1650), vera sintesi delle conoscenze
geografiche del tempo; lHercole e studio geografico del
paternese Giovan Battista Nicolosi, unopera che avrebbe meritato maggiore fortuna e,
oggi, una rivalutazione, pubblicata a Roma con un completo corredo cartografico nel 1660
in volgare e riedita dieci anni più tardi in latino; a Lucca (1671?, comunque non oltre
il 1673) la breve Guida geografica ovvero compendiosa descrittione
del globo terreno di Lodovico Passerone, seguita da varie edizioni fino al 1718,
opera in verità valida nei limiti di una superficiale consultazione manualistica; a
Basilea nel 1677 il poderoso Lexicon universale...continens
geographiam omnium locorum di J. J. Hofmann, che ebbe aggiunte e una nuova edizione
alla fine del secolo; a Londra nel 1691 il fortunatissimo Dizionario dellEchard, una
delle fonti privilegiate dal Villabianca, moltissime volte stampato in Inghilterra, e poi
tradotto in Francia e in Italia, dove ebbe numerosissime edizioni per tutto il XVIII
secolo.
Nel primo quarto del Settecento vennero alla luce il dizionario geografico del francese
Tommaso Corneille (1708) e lUniversus terrarum orbis scriptorum calamo delineatus
dellitaliano Savonarola, che lo pubblicò nel 1713 sotto il nome anagrammatico di
Alfonso Lasor a Varea. A questi seguirono: un manuale di geografia del sassone Johann
Hübner, una cui antologia di episodi biblici doveva avere più di cento edizioni; Il mondo antico, moderno e novissimo di Antonio Chiusole,
pubblicato a Venezia nel 1722 e altre volte in seguito; la Géographie
universelle di Claude Buffier (Parigi, 1722), più volte edita in Francia e
ripetutamente in Italia, dove per tutto il XVIII secolo si annoverarono tredici edizioni;
infine il corposo Dictionnaire géographique historique et critique
di Bruzen de La-Martiniere, vera opera di concezione enciclopedica, la più estesa di
quante fin allora ne fossero state compilate, che, edita allAja e ad Amsterdam in
dieci volumi in folio nel 1726, fu seguita dalle edizioni di Digione del 1739 e di Parigi
del 1768, da una edizione in Germania in quella lingua e da molte altre ancora, fra cui
quella di Venezia pure in dieci volumi in folio.
Verso la metà del secolo, entrambe nel 1747, apparvero, rispettivamente a Parigi e
allAja, due opere cui arrise un enorme successo: Le
géographie manuel dellabate dExpilly, del quale nel mezzo secolo che
seguì si contarono ben quattordici edizioni, e il Dictionnaire
géographique portatif dellabate J.B. Ladvocat, che lautore dichiarò
condotto sulla tredicesima edizione inglese del dizionario dellEchard, ma che in
effetti in gran parte se ne discosta, rettificandone gli errori e modificandone la
disposizione delle voci e per altro rifacendosi ripetutamente allopera del
La-Martiniere. Fu tale il successo di questo dizionario, chesso ebbe molteplici
edizioni, nella stessa Olanda, in Germania, in Francia, in Svizzera e ripetutamente in
Italia: le prime edizioni italiane vennero stampate a Lugano nel 1748 e poi nel 1750,
seguite da quelle di Napoli, di Venezia, di Milano, di Bassano, fino alle soglie del XIX
secolo.
Non tutta questa pubblicistica fu adoperata dal Villabianca, nelle cui citazioni più di
frequente ricorrono, insieme con lo Stato presente del Salmon, le opere nomenclatorie
dellEchard, del Buffier, dellExpilly, e con esse tutta una manualistica
specializzata: il Dizionario universale delle arti e delle scienze di Ephraim Chambers
(edito in Italia nel 1748-49 e successivamente riedito), La scienza
delle persone di corte, di spada e di toga dello Chevigny (prima edizione italiana,
1716), Gli elementi della storia, ovvero ciò che bisogna sapere
della cronologia, della geografa, del blasone, della storia universale ecc. del
Vallemont (prima edizione italiana, 1718); per altre informazioni lAutore attinse ai
Viaggi di Cook, che una cospicua edizione ebbero a Napoli
negli anni 1784-85.
Tutta questa letteratura è spigolata con disinvolta investigazione, attenta
essenzialmente alle curiosità, alle rarità, a una minuzia di fatti singolari e bizzarri,
che dovevano eccitare linteresse di un uditorio certamente ben disposto a una
lettura in chiave mitica e oleografica del mondo.
Era lAccademia, si è detto, il luogo eletto di un dilettevole intrattenimento, e
quivi dunque ben saddiceva la stupefazione della periegesi straordinaria per le
terre e per i mari, unoperazione che (vedremo) altro esempio ha nel Viaggio celeste di un viaggiatore imaginario per gli astri e i
pianeti, presto in queste stesse edizioni: del resto, avvertirà il Villabianca nella
prolusione agli Ereini: maraviglie dirò di tutto quanto che di
pregevole si ha in questo orbe di noi mortali, maraviglie nel fuoco e ne
suoi vulcani, onde trepida tutta la Terra, e maraviglie dirò del mare... involandomi da
un regno ad un altro con un lancio di fantasia e collali ignite del mio pensiero
estraregnandomi in un baleno oltre i monti e di là dei mari, che navigati del pari
ascesi, e così anche valicati i fiumi, corseggiati i campi, toccati i poli e vagheggiate
le città e luoghi più conosciuti della terra. manifestandovi il tutto che vi ammirai di
più alto e raro negli elementi, negli animali, ne vegetabili e finalmente
nelluomo.
E tutte queste gustose curiosità, queste stravaganze, questa raffazzonata aneddotica
geografica, sapide però di una esposizione rapida, fresca, esuberante e certamente
insolita, non erano dopotutto che il documento di una società alla quale ben si
addicevano tali frivolezze letterarie: un documento di costume, prima che una sintesi non
richiesta delle conoscenze geografiche del tempo, un illuminante flash sulla cultura delle
Accademie, nella Palermo settecentesca.
Corredano il manoscritto 15 incisioni databili fra la fine del 500 e linizio
del 600, raffiguranti mostri e mostruosità dellumana generazione, e una
tavola raffigurante la macellazione dei bovini in Francia (che qui si riproducono) e varie
altre tavole a stampa acquarellate con figure di animali.
Alla Relazione geografica-storica è fatto seguire, in questo
volume, un trattatello compilato dal Villabianca in età di 16 anni, La
geografia in compedio, 69 fogliettini calligrafici compresi fra gli
Opuscoli, ai segni Qq.E.82, breve sintesi degli studi scolastici, ma già
preordinata dal giovanissimo Autore per il pubblico, se in più di una parte egli
pretenziosamente accenna ai suoi lettori.
Di tutta la letteratura citata dal Villabianca si è ritenuto opportuno di dar ragguaglio
nel Repertorio bibliografico in appendice, al quale di volta in volta si
rinvia. |