Prefazione
La raccolta di versi di Cettina Porcelli si apre con una citazione che
può essere una delle chiavi di lettura per comprendere il fare poesia dellautrice.
Giocando su la diversa disposizione di tre parole, ricrea una seconda sequenza di sapore
pirandelliano: "la vita non è poesia, ma teatro".
La poesia occupa un posto centrale, essa svela la profondità del reale in cui ciò che
appare "la vita" diventa rappresentazione di sè, "teatro", uno dei
modi possibili per accedere agli arcani misteri della vita, senza avere la pretesa di una
certezza. Per dirla alla Montale, poeta amato dallautrice, "non chiederci la
parola che squadri da ogni lato...".
Poesia che cerca lessenzialità, che mostra il bisogno di una quiete che si sente
impossibile raggiungere.
La scelta di collocare la sezione "Del mare" ad apertura della raccolta palesa
uno dei motivi forti della poesia di Cettina Porcelli e cioè il voler attingere dal mare
la fonte della vita, dalla natura perfetta, silenziosa, "opera finita ed
esatta", lagire delluomo che porta in essa la nota dolorosa della
sofferenza, del conoscere, del capire. Tra atmosfere di sogno, desiderio, la parola prende
corpo e si fa "Cantico". Qui trabocca il desiderio di vivere, reso da versi dove
predominano suoni aperti insieme a parole incisive (lacera, squarcia, fendi), che
rimandano al senso della vista e del tatto, per poi mitigarsi in sensazione olfattiva,
nellimmagine finale, dolcemente permeata dal profumo del mare.
Gli spazi che isolano i versi di lunghezza variabile, spesso formati da una sola parola,
vengono sì usati per creare effetti grafici, ma sono anche ciò che non si vuole dire e
che il lettore dovrà colmare.
Talvolta lautrice, attraverso lossimoro, vuole esprimere la contraddizione del
suo essere; altre volte, attraverso lanafora, rimarca lelemento iterato in
modo quasi ossessivo, quasi a scandire il tempo e la sensazione descritta. A volte con
accostamenti arditi scardina quella che è la regolarità logico - sequenziale perché
vuole richiamare in vita ricordi ed emozioni, cogliere frammenti di ignoto.
Così i testi dalle forme essenzializzate vengono lasciati alla comprensione e al piacere
del lettore che può scoprire in essi mondi personali, vedervi affinità elettive,
ripercorrere insieme allautrice le tappe di un cammino.
È questa raccolta la storia di unanima che scende fino nel baratro, nellurlo
disperato e muto. È possibile ritornare? Riprendersi la vita? Nellultima sezione
intitolata "Spes" la poesia torna ad essere luce, ritorna lelemento
dellacqua limpida, la melodia, il ritmo, il sole e l"urlo muto" si
scioglie nel pianto di un bambino, ma rimane loscillazione di unanima che,
dalle "tenebre al sole", nellapparire improvviso dell"incognita
del giorno", si protende con ritrovata serenità.
Maria Corlevich |